[SPAZIO TRAB]
I miei 8 dischi preferiti del 2014, credo.
Sogliano Al Rub – Anche per quest’anno ho dovuto assecondare le mie pulsioni da critico musicale, chiaramente come le altre volte cancellerò ciò che ho scritto nel giro di tre giorni, ad ogni modo ci tenevo a dire a qualcuno che la musica bella esiste ancora, non fidatevi delle playlist dei critici musicali (pagati) e dei blogger (muorite copiosi), essi asservono solo le logiche della medio borghesia dell’entertainment senza portafogli! il popolo (e il denaro) è qui con noi! – Vostro, TRAB
PE’AHI – io sinceramente non capisco perché la stampa specializzata non si sia praticamente cagata un disco come “Pe’Ahi” dei the Raveonettes, forse perchè io non leggo stampa specializzata da 8 anni? boh, cmq io trovo che sia difficilissimo per un gruppo avere un identità così definita e arrivare al sesto, settimo album e ancora riuscire a scrivere belle canzoni fresche come quelle di cui è pieno questo disco. Ma non è un analisi di dati o di date a parlare per me, è proprio che per l’ennesima volta questo gruppo ha saputo emozionarmi dandomi un disco da ascoltare infinite volte e non averne mai abbastanza. E poi sinceramente dentro dischi come questo posso trovare fuzz e distorsioni finchè voglio, miste a melodie celestiali, ci sono addirittura diversi casi di ring modulators estremi, usati a mo’ di ditorsioni “digitalizzate” persino su uno xilofono, c’è distorsione su ogni cosa. L’aria stessa è distorta. Respiri fuzz. La prima canzone del disco “Endless sleeper” è un capolavoro di scrittura in due minuti o poco più. C’è il singolone Sisters con dei tagli digitali sugli attacchi di chitarra che è la cosa più cattiva che gli A place to bury strangers non hanno ancora fatto, alternati a stacchetti di arpa. Ci sono i soliti 3-4 bei pezzi pop malato e agrodolci, nessuno dei quali suona come riempitivo, ognuno ha il suo “perchè”. Poi in “Kill!” tirano fuori i Prodigy. Ah ragazzi, si, giuro, i Raveonettes che prendono il loro estremo industrial e giocano a fare i Prodigy e io sto bene, stooo beneeeeee, diciamoci la verità qual’è stato il momento in cui ci siamo divertiti di più nelle nostre giovinezze se non quando sono arrivati i prodigy con le loro droghe e i loro ritmi firestartaaa? Poi ancora un paio di ballate tra il triste e lo sbilenco e il disco si chiude e non vedi l’ora di riascoltarlo. Sento molto spesso dire che il limite dei Raveonettes è di essere vuoti, finti. Forse a me piacciono così tanto perchè anche io sono vuoto e finto. Altre spiegazioni non ne vedo. AFFIDABILI
WARPAINT – bravissime e incensatissime le ragazze, così hypate che nell’indie non se le cagano più, eppure è adesso che iniziano a fare i soldi veri e io sinceramente me le tengo amiche. Avevo il timore fortissimo che questo disco, su cui c’erano aspettative altissime, si sarebbe rivelato un flop, perchè a dire la verità forse avevano avuto un po’ troppa fortuna col primo ep e anche col primo LP. Invece cos’hanno fatto. Hanno praticamente cambiato regole. Messo via le chitarre (di cui era pieno ogni secondo) e giocato tutto su basso e batteria (ampiamente dichiarato da loro stesse), atmosfere di synth e campionamenti e le loro solite vaginali voci. Il risultato è un disco fantastico, molto giocato su strutture strambe come piace a loro, per niente pop, ma imparabile a memoria come solo ai migliori dischi accade. Un paio di cadute ci sono, come anche nel loro primo album. Ma quelle belle salvano tutto. Biggy, HI, Feelin alright, Keep it healty e il singolo love is to die sono tutti miei preferiti. Tranne “Drive” che è la mia super preferitissima e ci mette minuti a esplodere. Minuti che forse i recensori non hanno a disposizione. NOTTURNICO
pom pom – A dire la verità non mi sono messo a cercare gruppi nuovi quest’anno, forse perché la tendenza dei gruppi nuovi è darsi nomi talmente brutti e idioti che ti cavano la voglia (Merchandise sarà un nome da darsi?). Ho ascoltato principalmente le nuove uscite di gruppi a cui sono già affezionato. Ariel Pink è tipo il fratello maggiore a cui rubavo i giornali porno da piccolo, ha fatto un disco nuovo e io non mi aspettavo nemmeno che uscisse. L’ho divorato il giorno che è uscito e devo dire che su 17 pezzi ci sono sia estremi più “situazionisti” come Jell-O o Black Ballerina che te le ascolti più a storiella, in gag, che pezzi mooolto radiofonici come i due singoli “Put yr number in my phone” e “Picture me gone”. Entrambe le categorie vincono. In particolare “Picture me gone” ruba atmosfere dallo slow-synth-pop della colonna sonora di Top Gun per inserire in un testo abbastanza corto che gioca solo con due fattori: rapporto nostalgico padre figlio e elementi tecnologici del mondo apple. Sto male. Lacrime. Sto male. STRIPCLUBBISTICO
COSTELLAZIONI – il pezzo “I sonic youth” con quel titolo mi ha agganciato, e con quell’arpeggio di piano mi ha stregato. Ho approfondito su youtube l’ascolto del disco nuovo de Le Luci della Centrale Elettrica e devo dire che ci sono quei 7-8 brani che mi hanno completamente stupito positivamente, mi hanno emozionato tantissimo per la commistione vincente degli arrangiamenti molto vari (forse opera più del produttore Dragogna? non so) e di testi brevi e incisivi, momenti magici e passaggi da pelle d’oca che solo Vasco sa darci, pur rimanendo sempre nella sua poetica che a molti sta sul cazzo. Io sono abbastanza un “presomalista” sulla carta da farmi piacere senza problemi tutti i suoi eccessi post-atomici e lesbo-apocalittici. Poi purtropo ci sono 4-5 pezzi che annacquano la storia (compreso un padre nostro alternativo ormai d’obbligo a quanto pare, dopo capovilla, appino, e brunori non poteva certo mancare vasco, ma perchè cazzo, sembra che vi facciate definire dalla feccia delle vostre fan-base. BOh. ) ma va bene anche così. MAGGICO
OWN BOO ep – sono capitato in mezzo a un loro soundcheck e mi sono comprato il vinile prima che finissero il pezzo. Ah niente, questi ragazzi hanno per ora una magia rara da trovare su un palco in italia di questi tempi. Sono abbastanza ingenui da credere di fare shoegaze e ho il timore che non riescano a ripetersi nell’album che stanno registrando ora (ma prego ogni notte che il dio buono del rock’n roll ce li mantenga ispirati), eppure mi hanno abbastanza svoltato l’anno da maggio in poi. La loro “Gloom” è infinita. Dateci dentro giovani amici. CELEBRAZIONISTICI
DISORDINE – Testi bellissimi, unici in italia, appoggiati come burro su fette di pane elettronico che, mannaggia, a pensarci prima. Lucidità e visionarietà come parte di un unica lucidità più grande. Non sono un grande esperto di elettronica, penso che l’elettronica di Cosmo sia abbastanza semplice e forse un po’ “indietro” rispetto a certa roba di oggi ma, voglio dire chissenefrega no? E’ il suo stile! Sul palco suona tutto lui dal vivo, non ha basi già fatte, se non è un pregio questo. E poi tutto un discorso sulla caducità dell’uomo, sullas tupidità dell’audience e sulla sostenibilità di un progetto live che fanno da senso della cosa stessa e approfondimento di un modo di pensare dell’uomo Marco che si manifesta in tutto. PROGRAMMATICO
LIVE VERSIONS – strano non vedere in nessuna playlist il disco live del gruppo da cui tutti copiano compresi noi. Boh per me vederli dal vivo è stata un esperienza magica! Magica, magica e quando i Tame Impala hanno uscito questo disco non ci potevo credere. Chi fa più concerti così al giorno d’oggi? Ma parliamone. MUSICALPOETICO
EARTHBEAT – sulle prime ho pagato il fatto che sia un disco molto più piatto del precedente dei Beforest. Dopo qualche mese, con l’ascolto della versione fisica originale mi è cambiato qualcosa e quando ho scoperto che la chiave del disco è la bellissima conclusiva “Hideway” ho ripreso in mano il disco con un approccio diverso e mi è risalito tutto come una sbronza la mattina dopo. Ora è sempre con me. SOTTOPELLISTICO
BENJI – ho provato ad ascoltarlo – coi testi sottomano, ovvio. altrimenti cosa avresti capito di sto disco? io non sono madrelingua inglese ma data una chance a sto sermone infinito mi sono ributtato sulla lettura dell’antico testamento sotto tavor e in confronto mi è parso un luminoso luna park.
THE WAR ON DRUGS – aahahha sto scherzando dai!