La scena adriatica e i suoi nuovi pupilli – Ad un anno dall’uscita di “Non siamo di Qui”, facciamo il punto sulla band che sta riscrivendo le coordinate dell’alternative rock italiano. I Cosmetic riprendono la strada battuta dai Verdena di “Valvonauta”: canzoni fresche, orecchiabili, ma anche cambi di ritmo fragorosi, riffoni di Fender Jaguar filtrata di Superfuzz. Miscela dal respiro intenzionale con occhio alla vita di provincia. L’equilibrio è quello tra musica pop (alcuni dicono shoegaze) e il noisy dei Dinosaur Jr, il disco contiene 6 o 7 anthem che rappresentano un autentico patrimonio di sazietà per l’indie italiano.
Un songwriting impeccabile ha fatto si che il quartetto passasse dalla romagnola Tafuzzy Records alla ben più nota Tempesta Dischi, quella della consapevole rinascita della musica italiana. Eventuale band accostabile, i Fine Before You Came da Milano, spuntati da un annetto con un capolavoro chiamato “Sfortuna”. Ascoltando i Cosmetic possiamo scorgere quelle tematiche fanciullesche un po’ Verdena un po’ Diaframma (soprattutto quando si cita Tom Verlaine) patrimonio assoluto della noia provinciale. “Me ne andro’ giù in città ad imparare nuove cose” è una frase che la dice lunga sull’immaginario di riferimento della band.
Chi ha vissuto in provincia, soprattutto quella globalizzata e poco rurale del centro nord, sa cosa vuol dire spostarsi in motorino o in autobus per andare a lezione, incontrare amici, ascoltare musica. Tra Rimini, Riccione e Pesaro sono molti i ragazzi che si formano ascoltando dischi tra una corsa d’autobus e l’altra. La musica dei Cosmetic richiama tali sensazioni, scaturite a loro volta da situazioni di vita vissuta, ma attenzione ad abusare di termini quali shoegaze. Shoegaze saranno gli Slowdive, i primi Spacemen 3, shoegaze saranno i My Bloody Valentine, i sottovalutati Ride.
I quattro romagnoli fanno un genere che si chiama noise pop, e i loro padri sono i Dinosaur Jr di “Bug”. “Ne’ noi ne’ Leandro” è la prima delle chicche, “Sangue + Sole” si assesta su un incredibile mid tempo, “Ragazzo Crudele” introduce emozionanti plettrate di chitarra acustica. L’utilizzo delle voci è uno dei punti di forza dell’album, è il frastuono delle chitarre contro amabili melodie vocali. Il miscuglio è una “Crostata” deliziosa. “Zuffa” è lo fi punk al fulmicotone, “Carlo ha detto” l’episodio più verdeniano del disco. Adesso li aspettiamo al varco, nel frattempo ce li vediamo a Pesaro per un concerto tributo ai Sonic Youth. Investite sui cosmetici! Voto: 7 – Orasputin